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Questa zona dell’Alta Sabina è terra di ulivi fin dall’antichità. Virgilio stesso canta la bontà dell’olio di questa terra nel settimo canto dell’Eneide, quando la città di Trebula Mutuesca (l’antica Monteleone) viene a dare il suo appoggio a Turno, re dei Rutuli, contro Enea.

Oggi l’olio extravergine di oliva viene prodotto da noi come allora, con sistemi esclusivamente biologici e secondo il metodo tradizionale: le olive vengono brucate dalla pianta, trasportate immediatamente al vicino frantoio e spremute – unica spremitura – con macine di pietra a freddo; l’olio viene conservato in orci di terracotta toscana.

Negli oliveti giovani e secolari abbiamo il cultivar tipico della zona e adatto al clima e all’altitudine (540 m sul livello del mare): Carboncella.

 

I mesi di giugno e luglio sono i più generosi di frutti della terra: maturano le ciliegie, le visciole, le albicocche, le prugne e i fichi verdi, con cui facciamo composte e marmellate. Il giorno di San Giovanni (24 Giugno) mettiamo i malli verdi di noce sotto alcool, per fare il liquore nocino.

Ad agosto l’orto è un rigoglio di pomodori, zucchine, melanzane e peperoni. Tutto intorno è pieno di more.

A settembre raccogliamo l’uva e i fichi neri, a ottobre le noci per la nociata di Natale (noci e miele tra due foglie di alloro).

A dicembre si aspettano i cachi e si mangiano le mele, le nocciole tostate, i fichi secchi e le nostre mostarde di frutta, cipolle e fichi.

Da quest’anno l’orto darà ortaggi in tutte le stagioni, compreso l’inverno, perché coltiveremo cavolo nero, broccoli e carciofi, carote e cavolfiori, finocchi, lattuga e fave, da mangiare con il pecorino.

 

Insomma, buon appetito!