VILLA D’ESTE

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55km, 1h 15 minuti

Capolavoro del Rinascimento e del giardino all’italiana e inserita nella lista UNESCO del patrimonio mondiale, con l’impressionante concentrazione di fontane, ninfei, grotte, giochi d’acqua e musiche idrauliche, Villa D’Este costituisce un modello più volte emulato nei giardini europei del manierismo e del barocco.

La villa fu voluta dal cardinale Ippolito II d’Este, figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia (Ferrara 1509 – Roma 1572), su un sito che già in antico era stato sede di una villa romana.
La storia della sua costruzione è legata alle vicende del suo primo proprietario: per l’essenziale contributo dato dal cardinale d’Este alla propria elezione, nel 1550, papa Giulio III del Monte volle ringraziarlo nominandolo governatore a vita di Tivoli e del suo territorio.
Il cardinale arrivò a Tivoli e vi fece un’entrata trionfale, scoprendo però che gli sarebbe toccato di abitare in un vecchio e scomodo convento.
Ippolito era abituato a ben altro, nella sua Ferrara e anche a Roma, ma l’aria di Tivoli gli giovava e inoltre – grande cultore di antichità romane – era molto interessato ai reperti che abbondavano nella zona. Sicché decise di trasformare il convento in una villa.
Questa sarebbe dovuta essere la gemella del grandioso palazzo che stava contemporaneamente facendo costruire a Roma, a Monte Giordano; in modo che, mentre il palazzo romano doveva servire ai ricevimenti “ufficiali” nell’Urbe, la villa di Tivoli fungesse da piacevole luogo d’incontri e colloqui più lunghi e meditati.
Non a caso il luogo in cui sorse la villa aveva il nome di “Valle Gaudente”. I lavori furono affidati all’architetto Pirro Ligorio affiancato da un numero impressionante di artisti e artigiani.
Il cardinale ebbe appena il tempo di godersi la solenne inaugurazione della villa, avvenuta nel settembre del 1572 con la visita di papa Gregorio XIII, e poi morì, il 2 dicembre dello stesso anno.

Nel 1918, dopo la prima guerra mondiale la villa passò allo Stato Italiano che diede inizio ad importanti lavori di restauro, ripristinandola integralmente e aprendola al pubblico.
Un’altra serie di restauri fu poi eseguita nel secondo dopoguerra per riparare i danni causati da alcune bombe cadute sul complesso durante l’ultimo conflitto mondiale.

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