La Sabina e la via Salaria

salaria

La Sabina, con le sue verdi colline, il suo territorio abbondante d’acqua, si presenta con un paesaggio punteggiato da ulivi secolari, querce maestose, boschi di faggi e filari di viti. Un paesaggio rimasto immutato nel corso del tempo, a pochi chilometri da Roma, che conserva nei suoi borghi medievali, nella sua Valle Santa, nelle Ville romane e nei tanti castelli, tracce tangibili di un importante passato.
Storicamente la Sabina è la terra abitata dai Sabini, popolazione preromana indoeuropea di ceppo osco umbro. Questo antico popolo italico, fu in perenne guerra con Roma, a cominciare dal primo scontro leggendario, avvenuto in seguito al famoso “ratto delle Sabine”: secondo la tradizione Romolo, dopo aver fondato Roma si rivolse alle popolazioni vicine per stringere alleanze e ottenere delle donne con cui procreare e popolare la nuova città; al rifiuto dei vicini, Romolo rispose con l’astuzia, organizzando un grande spettacolo per attirare gli abitanti della regione, e rapì le loro donne. Storicamente “Sabina” era il nome usato per indicare un territorio dello Stato Pontificio dai confini piuttosto variabili, estesa da Rieti e Valle del Turano fino al Tevere.

Con la nascita dello Stato della Chiesa fu per un periodo governata direttamente dal pontefice, in seguito affidata a famiglie nobiliari, che istituirono diverse divisioni territoriali, fra le quali la Contea di Sabina e il patrimonium Sabinese.
La provincia pontificia della Sabina risale ufficialmente al 1605, con sede dei rettori a Collevecchio, durante il pontificato di Paolo V (1605-1621), che riprese il controllo diretto sul suddetto territorio.

La Sabina di oggi inizia dal comune di Roma e si estende dalla riva sinistra del fiume Tevere fino a raggiungere ed oltrepassare i Monti Sabini. La gran parte del territorio della Sabina fa parte della provincia di Rieti, una parte si trova in provincia di Roma (Sabina romana), un’altra in Umbria e in Abruzzo.

La via Salaria

via SalariaIl territorio sabino è attraversato dall’antica via Salaria, detta
così
perché attraverso di essa i romani trasportavano il sale dal guado del Tevere alla Sabina e molto oltre, fino all’Adriatico.

Ancora oggi si può seguire il suo lunghissimo tracciato, attraverso molti paesi e cittadine di grande bellezza storica, romana e medievale, e in paesaggi incontaminati di valli, laghi, monti e boschi.
Potete agevolmente seguire il suo itinerario su una mappa attuale, seguendo i nomi delle antiche località che la via attraversava e attraversa tuttora.

Dalle mura aureliane di Roma l’arteria usciva attraverso la Porta Salaria e, costeggiando la Villa Ada, si dirigeva verso il baluardo del Forte Antenne (Antemnae) addentrandosi nel territorio della Regione  Sabina. Attraversato l’Aniene con il Ponte Salario e superata la vicina torre medievale si giungeva ai colli di Fidene (Fidenae) per proseguire verso Settebagni (Septem balnea). Veniva dunque aggredita la collina   della Marcigliana Vecchia, superata Eretum (Monterotondo) e quindi il passo sul torrente Corese (Passo Corese); più avanti la strada incontrava Borgo Quinzio, Torricella e Poggio san Lorenzo.
Nei pressi di Trebula Mutuesca (poi diventata Monteleone Sabino) la strada si divideva: un ramo (via Cecilia) volgeva a levante, scavalcava l’Appennino per raggiungere la piana di Amiternum e il Passo delle Capannelle proseguendo per il paese dei Pretutii fino al mare nei pressi di Giulianova. Superato il borgo di San Giovanni reatino, la via costeggiava il fiume Turano e, attraversato il possente fiume Velino saliva nella città sabina di Rieti (Reate). Da qui l’arteria volgeva verso oriente costeggiando il fiume Velino per raggiungere l’alta Civitas ducalis, poi Cittaducale e successivamente la vicina Cotilia (Vicus reatinus). Attraversato il Velino presso il Ponte Margherita, la via entrava nella piana di Borgovelino e Antrodoco.
Il ramo principale della Salaria proseguiva in direzione nord seguendo le “gole” alle pendici del monte Terminillo il cui superamento richiese idee e soluzioni tecniche avanzate per gli ingegneri di Augusto, Vespasiano e Traiano.
La strada si inerpicava progressivamente sino a giungere all’abitato di Posta, strategica e antica mansio romana, e quindi all’ampio altipiano di Bacugno e di Cittareale, nell’antica Valle Falacrina sino a raggiungere il valico di Torrita (1000 mt. s.l.m.). A questo punto la strada scavalcava lo spartiacque tirreno-adriatico e cominciava a scendere nell’ampio altipiano della conca amatriciana. La via quindi scendeva nella valle del Tronto fino a giungere ad Ascoli Piceno (Asculum) e infine sul Mare Adriatico alla foce del fiume, sulla riva destra (Martinsicuro).

back